Il Corpus Christi (Corpus Domini)
60 giorni dopo pasqua quindi fra maggio e giugno.
'E la caratteristica festa di Cusco. In quei giorni l'intera città si mette l'abito buono per onorare il corpo di Cristo e i propri santi, che in pompa magna sfilano in processione per le strette vie cittadine. Migliaia di persone accorrono per ammirare le statue nei loro sontuosi addobbi, le confraternite nel giorno della festa presentano i loro patroni in tutto lo splendore possibile, concorrendo tra di loro, e nelle strade adiacenti alla piazza si assaggiano i piatti tipici della regione. Sono i giorni in cui Cusco risplende di luce accecante, bella come un'antica matrona, vanitosa come una pulzella di stirpe reale, splendente come una stella nella notte andina.
La festa del Corpus Domini fu celebrata nella capitale incaica, pochi anni dopo la conquista spagnola. I nuovi padroni vollero dare una dimostrazione di forza verso i nativi mostrando loro quanto potente fosse la loro religione, quanto orgoglio ci fosse nelle immagini che avevano conquistato palazzi e montagne, che avevano bruciato "Tambos" e uomini. Furono i primi Corpus Domini, manifestazioni e processioni che servirono a intimorire i cuori degli indigeni che, avendo perduto i loro dei, si trovarono orfani dei secoli di misteri e credenze. Gli spagnoli non ci misero molto tempo ad obbligare i nativi al nuovo culto, ma questi ultimi dietro le facce dei santi e delle vergini continuarono ( e continuano) a vedere il dio del tuono, le stelle, la luna, il puma, ecc., cioè nei loro cuori alberga ancora l'antico culto andino, che sebbene sia assopito non è stato dimenticato.
Il Corpus Domini fu la festa che sostituì l'antico rito incaico dell'Inti Raymi nel quale gli Incas celebravano la festa del solstizio d'inverno, dove rinnovavano il loro patto con il dio sole in un'alleanza che sembrava eterna. Gli spagnoli imposero il Corpus Christi anche perché videro le molte similitudini che c'erano tra le due feste. A parte il calendario entrambi i riti prevedevano faraoniche processioni in cui le mummie da una parte ed i santi dall'altra sfilavano per le vie della città rendendo omaggio alla divinità principale: il sole per gli Incas ed il santissimo per i cattolici. Con il passare dei secoli la festa è diventata parte integrante della città, un appuntamento irrinunciabile e senza dubbio un evento di forte richiamo turistico.
Nella settimana in cui si celebra il corpo di Cristo tutta la città si prepara per innalzare con maggior sfarzo possibile una preghiera che si perde nelle azzurre volte del terso cielo andino raggiungendo chissà per molti l'astro Re. I santi vengono fatti uscire dalle loro chiese e avanzano faticosamente tra la folla. Il peso di gioielli e vestiti, di secoli e preghiere, ricade sulle spalle dei portatori che sopportano, a volte anche eroicamente, il peso di tanta devozione. In città si parla di veri e propri tesori donati alle chiese dove, per tutto un anno, dormono i santi e le vergini, le confraternite lavorano alacremente per tutta una stagione per presentarsi orgogliosi e splendenti all'appuntamento più importante dell'anno. Si vuole essere più belli degli altri in una corsa senza fine per presentare la statua più bella e più ricca, ed è così che sono nate rivalità storiche come quella tra San Sebastian e San Jeronimo.
Ed infine il Corpus è anche la festa dei quartieri in cui si trovano i santi. Feste si svolgono nel salutare la loro partenza ed il loro ritorno, le comunità si stringono intorno alle immagini in un'inconscia alleanza che molte volte va aldilà della semplice funzione religiosa.
Nel giorno prima del Corpus Domini i santi e le vergini sfilano per le strette vie della città, accompagnati da rumorose bande e da una folla di devoti che circondano le immagini, in una coreografia di danze e colori davvero stupefacenti. Molti di questi santi giungono da comunità distanti alcuni chilometri. Dopo un breve giro della piazza, alcune immagini vengono portate nella chiesa di Santa Clara, dove rimangono in attesa del giorno seguente. Ed è proprio nel giorno centrale che si rivelano riti quasi dimenticati e si possono vedere capolavori (le immagini dei santi) altrimenti nascosti nelle oscure chiese "cusqueñas".
La processione solenne comincia con il passaggio della Santissima ostia che uscendo dalla cattedrale dà inizio alla sfilata. Dietro all'immagine che rappresenta il corpo di Cristo, sfilano le più alte autorità cittadine. La chiesa cattolica celebra il suo creatore davanti ad una folla immensa, e a rendergli omaggio lo seguono le statue dei santi e delle vergini, patroni e patrone delle varie parrocchie di Cusco. E' così che le preziose immagini di San Cristobal, San Antonio, San Jeronimo, Patron Santiago, San Sebastian, San Blas, San Pedro, San José, Santa Barbara, Santa Ana, La Virgen de la Navidad, La Virgen Purificada, La Virgen de Belén, La Immaculada Concepción, si donano ai cuori ingenui e agli occhi meravigliati di migliaia di nativi che le seguono tra danze e canti, tra ubriacature e devozione, sempre in bilico tra "demonio e santità". Le immagini dei santi e delle madonne sono veri gioielli dell'arte coloniale, costruite più o meno nel 1600, racchiudono secoli di devozione che si traduce nell'oro e nell'argento degli ex voto di cui sono adornate, e tutto lo sfarzo di cui addobbate entra tra ali di folla acclamante nella cattedrale, diventando scorta e corona al santissimo, e lì tra la penombra della volte e i passi dei "cusqueños", vegliate dalle confraternite riposano sulle loro portantine, guardando con i loro occhi muti i secoli che passano, silenziose e adorate.
Dopo una settimana di "soggiorno" nella cattedrale le sacre immagini vengono riportate in processione per la città prima di intraprendere il cammino verso le rispettive parrocchie, dove vengono accolte dai canti e dai balli dei parrocchiani che festeggiano il ritorno del proprio Santo protettore, in feste e bevute che a volte si protraggono anche per diversi giorni. Naturalmente il Corpus Christi non si esaurisce nella processione. Seguendo la vecchia tradizione andina il passaggio dei santi è festeggiato con mangiate e bevute colossali, le strade nelle vicinanze della piazza fin dalla notte anteriore sono invase da decine di bancarelle dove è possibile mangiare il tradizionale piatto della festa, il Chiri Uchu ("vivanda fredda" in quechua). Tipica pietanza di origine incarica, anche se con elementi di chiara matrice europea, essa dona sapori apparentemente in contrasto tra loro come il cuy (porcellino d'India), la gallina bollita, la salsiccia, il formaggio, il mais, la tortilla. E' un mangiare molto apprezzato dai locali che lo innaffiano molte volte con "fiumi" di birra con le conseguenze immaginabili.
Il Corpus, come tutto in Perú, è espressione di ciò che è diventato il paese, un crogiuolo di razze e culture che si esprimono soprattutto in queste manifestazioni in cui la voce popolare si libera dalle catene dei pregiudizi che a volte frenano i sentimenti.
- El Señor de Qoyllur Rit'i