Il Cammino Inca
Una delle cose che contraddistinse l'impero incaico fu la sua rete di comunicazione che raggiunse livelli impensabili anche nella stessa Europa, probabilmente era dai tempi dei romani che occhio umano non vedeva un'estensione così grande e ben tenuta. L'estensione totale della rete raggiunse l'incredibile cifra di trentamila chilometri che praticamente raggiungeva gli angoli più remoti dell' impero. Contrariamente a quello che si pensa detta rete non fu costruita per favorire lo scambio di merci e persone tra le varie etnie che componevano l'impero anzi l' ideale era che i sudditi nascessero, vivessero e morissero nello stesso luogo impedendo così inutili spese alle casse dello stato; i cammini servivano per lo spostamento di truppe, il funzionamento della corrispondenza statale, per il transito delle popolazioni costrette ad abbandonare il proprio luogo per andare a vivere in altre lande dell'impero seguendo la ferrea politica coloniale imperiale che obbligava intere comunità ad abbandonare il luogo natio per far posto ad etnie differenti. La manutenzione delle rotte imperiale era a carico dei villaggi che esse attraversavano, era una delle tante mite a cui erano obbligati i sudditi dell'inca, esistevano anche autorità apposite che sovrintendevano i lavori di costruzione e rifacimento dei sentieri.
I cammini principali erano due che correvano paralleli, uno partiva da Tumbes ( nord del Perù ed arrivava in Cile, mentre che un altro partendo da Pasto arrivava a Mendoza in Agentinal ma oltre a questi ce n' erano altri che partendo dalla costa ,attraversavano le cordigliere e raggiungevano i limiti della selva
La loro costruzione era differente a seconda della zona dove si trovavano, per esempio i sentieri costieri erano ampli, protetti da muretti di adobe che impedivano l'invasione della sabbia e fiancheggiati da alberi che li ombreggiavano e rendevano più gradevole lo spostamento dei viandanti, invece quelli che si inerpicavano sui versanti delle montagne erano molte poggiavano sulla roccia e dove non si poteva avanzare spianando si scavava e si costruivano gradoni che permettevano il passaggio, nelle parti più ripide si facevano delle salite che permettevano l'attraversamento di passi all' apparenza insormontabili, nelle zone di abbondanti piogge i sentieri erano fiancheggiati da canali di scolo che li mantenevano sempre liberi dalle acque. Come si vede una rete efficiente e sempre mantenuta ad un livello estremamente funzionale. Purtroppo della splendida rete stradale incaica ai giorni nostri non restano che malinconici tronconi che ormai non portano a nessuna parte, l'incuria del tempo e l' avanzare della natura a fatto si che la preziosa opera si perdesse irrimediabilmente. Ciò nonostante esistono ancora alcuni itinerari che si possono percorrere seguendo le tracce degli antichi abitanti delle Ande; senza ombra di dubbio uno dei più celebri è il " Camino dell'Inca" celebre sentiero che partendo dalle vicinanze di Cusco in quattro giorni ci porta direttamente nel cuore della cittadella di Machu Picchu.
L'itinerario si snoda in un percorso che attraversa climi differenti, e come conseguenza di ciò anche la natura si presenta in forma varia visto che esso parte dai 2.600 metri del chilometro 88 ed arriva a Machupicchu attraversando passi di 4.200 metri. Logico quindi che la flora e la fauna siano differenti nei vari passaggi che si affrontano. Nei primi chilometri di cammino si possono apprezzare le tipiche piante della valle, cactus e agave sono le piante che accompagnano i primi passi, man mano che si sale la vegetazione si fa più florida e gli alberi più alti, ai 3500 metri si attraverseranno spettacolari boschivi polylepis tipici alberi della zona , raggiunti i 4200 metri del passo che porta a Machu Picchu si troverà il tipico ichu un' erba che cresce nelle desolate pune andine. Lungo la discesa che porta alla cittadella si potrà vedere già la tipica vegetazione della selva , questo dovuto anche al clima più caldo. Anche i fiori sono presenti in numero consistente , orchidee, begonie e bromelie " ingentiliscono " il cammino, ultimamente si sono scoperte delle specie nuove di orchidee che sono state una novità anche per la scienza.
Per quanto riguarda la fauna sono presenti diverse specie di uccelli che vivono tra la spessa vegetazione delle quote più basse, mentre che nei grandi spazi aperti della puna si può aprezzare il volo dei rapaci andini , aquile, falchi ecc. più raro è il condor anche se qualche volta si può vederlo. Gli animali che vivono lungo il Santuario Ecologico del sentiero inca sono i cervi e le viscacce tipici animali simili alle volpi e che sono molto comuni lungo il percorso. Non c' è la certezza che nella zona possa ancora vivere l'orso abitante delle alte quote andine.
Ma tra tutto questo trionfare della natura l' opera dell'uomo si introduce in perfetta armonia con l'ambiente , le costruzioni che gli Incas lasciarono formano un tuttuno con la natura che li circonda.
Durante il trekking si vedranno le vestigia che il popolo del sole ha lasciato a eterno ricordo del loro lavoro.
Patallaqta è il primo sito che ritrova nel percorso, esso di tutte le rovine è l'unico che non ha funzione cerimoniale, infatti il suo uso principale era quello agricolo, lo stesso nome del luogo ne indica la funzione, Patallaqta vuol dire città terrazza, e sono proprio le terrazze la sua caratteristica principale, le " andenes " erano usate dagli incas per coltivare i prodotti che la terra gli dava, Patate, maus, quinta erano i prodotti tipici della zona, probabilmente il luogo era già abitato in tempi pre incaici, notevole il lavoro in pietra del complesso che secondo lo stile fa pensare che la sua costruzione risalga all' epoca di Pachaquteq.
La seconda rovina che si trova dopo Patallaqtqa è Runkuracay, la cui costruzione circolare non è molto comune nei lavori incas. I due muri concentrici danno forma ad una specie di patio che da sulla valle dl Pacamayo offrendo una vista mozzafiato, si pensa che questa costruzione fosse adibita a torretta di sorveglianza.
Sayacmarca,si presenta agli occhi affaticati dei camminanti con la sua struttura che guarda i ghiacciai da sopra un promontorio. Anche in questo caso non si sa la vera funzione della costruzione, se fosse osservatorio o waca rivolta verso gli Apu delle montagne, il fatto sta che il complesso si presenta massiccio con un acquedotto che porta l'acqua in una cisterna sottostante mentre che la piazza dell' intero complesso si apre sulla sottostante valle di Aobamba e questo ha messo in confusione gli esperti che pensano fosse anche un osservatorio che controllava il traffico da e per Machu Picchu.
Le ultime vestigia che si incontrano prima dell' arrivo sono Phuyupatamarca e Winay Wayna, la prima di queste presenta un settore agricolo che ne indica l'auto sufficienza in materia agricola , presenta anche dei bagni rituali ma ci sono anche lavori incompleti e questo è dimostrato dai lavori incompleti che si trovano nella parte più alta della costruzione. Winay Wayna è l' ultimo complesso prima dell' arrivo a Machu Picchu, la sua scoperta è stata recente rispetto alle anteriori anche qui si presenta un centro cerimoniale di notevole interesse con i bagni cerimoniali , ci sono diverse altre costruzioni che si pensa fossero aree comuni usate dagli abitanti della zona.
E finalmente il quarto giorno appare Machu Picchu la sua vista compensa abbondantemente i tre lunghi giorni di cammino che si sono impiegati per raggiungere la meta. Una passeggiata nella storia che permette al camminante di apprezzare una volta di più l' abilità degli incas che in questo caso si somma all'affascinante natura che circonda tutto il cammino
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